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[ePisodi] La festa del papà

Siccome San Giuseppe è la festa del papà e la festa degli artigiani, e mio padre per diversi anni è stato artigiano, il mio pensiero va a lui, alle pezzuole imbevute d'acquaragia, ai fogli di carta vetrata, il seghetto a mano, le lastre di vetro, la punta di diamante, la polvere di legno a terra, l'alcool etilico, le MS morbide, il trapano, i pennelli, i fogli d'oro, l'inventario, la vetrinetta liberty, i conti sull'agenda, i funzionari dell'enel che chiamavano "Blasetti!" per staccarci la luce e restavamo tutti muti ad aspettare andassero via, le automobili sempre rottami comprati da Franco Bellisai (o Bellisario), zio Marcello con la sua bottega dietro Campo dei Fiori, Titina e i suoi mille gatti rognosi feriti isterici pulciosi, Mario Paniconi e la moglie che si annoiava e si è aperta una frutteria a fianco alla sua bottega, le cornici di Costantino, la bottega di Via Panisperna, l'alto antiquariato di Franco, tutti morti tutti chiusi, le domeniche a Porta Portese, Riccardo il robivecchi sulla Tiburtina, "E per fortuna che c'è Riccardo!" cantavamo andando da lui.
In negozio tenevo la mia bici da passeggio pieghevole Graziella, presa da Riccardo, e facevo per ore lo stesso percorso di poche decine di metri: il marciapiede dal negozio alla casa della signora Elvira, dal quale mi immettevo in via Baldassarre Odescalchi, in dolce salita, che terminava in un recinto con siepi polverose, con dietro la ferrovia, e là giravo e tornavo indietro, lasciandomi portare. Senza mani. Decine di volte. Anche a occhi chiusi. Fino a quando non cadevo, mi sbucciavo un ginocchio o i palmi delle mani, venivo nel retrobottega dove restauravi, soppesavi le ferite come se fossero state rubini, dal bagnetto prendevi alcool e cerotti e mi medicavi, soffiandoci sopra.
Restaurare è far restare le cose a cui più si tiene integre nel tempo, nella speranza di fermarlo, rallentarlo, addolcirlo. Ogni restauro è un trucco per sciocchi, ma cosa ci resta più di un po' di sciocca meraviglia di fronte a un trucco? Ora che le crepe hanno incrinato ogni dove, vorrei diventare piccolo e accartocciarmi al tuo fianco sul lettone, un mercoledì sera di Coppa Italia, con in mezzo a noi la radio nera che ce la racconta. Vorrei e lo faccio. Tutto è già come allora, come sempre sarà.

Pubblicato il 19/3/2010 alle 22.56 nella rubrica ePisodi.

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