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(AGGIORNATO A MARZO 2005, QUANDO ANCORA C'ERANO LE SEGNALAZIONI SUL CANNOCCHIALE E SI POTEVANO MANGIARE ANCHE LE FRAGOLE)



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DISCLAIMER
Per quella strana legge sull'editoria affermo che questo blog lo aggiorno quando cazzo mi pare quindi sono innocente.

Tutto il materiale presente, salvo dove diversamente indicato, è stato prodotto dall'autore stesso.
Non troverete quindi nulla di veramente interessante, ma nemmeno nulla che avete già letto da altre parti. E scusate se è poco. Senza scopo di lucro e con citazione della fonte potete farci quello che meglio vi pare




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STATISTICHE

[eVersi] Sector e i suoi limits
3 dicembre 2004

Tu Sector dov'eri
Quando glabro scalavo il Monte Ssori?
Te ne fregavi, tu Sector, dei miei progressi, dell'alfabeto e delle tabelline.
Sector dov'eri
Quando innalzavo l'asta su Monti di Venere?
Non c'eri tu, Sector, neanche un sorriso m'hai fatto, neanche un bravo m'hai detto.
Perché, forse c'eri
Quando sfiorai la cima del Monte Premi?
Lo so, sul più bello mi toccò ripartire, quell'infame mandò a Monte, ma tanto tu non c'eri.
Né al Monte Premi, né al Monte Monte c'eri.
Se ora disperato
Ti chiedo di venir con me almeno al Monte di Pietà
Non ne fare una questione personale.
In qualche modo dovrò pur campare.
Tu per me non ti sei mai impegnato, ti impegno io e non ne parliamo più.




permalink | inviato da il 3/12/2004 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
[eVersi] Grande Fratello, prometto che poi forse non ci torno più
24 settembre 2004
Quest'anno, dopo le scorse edizioni fatte di comici involontari, finalmente un vero umorista che una volta uscito avrà qualcosa di meglio da fare, mi auguro, che l'opinionista da Costanzo o la special guest in discoteca: Guido.

Autore di tre libri e un cd musicale col suo complesso demenziale, Gli Sboccati, vanta tra l'altro una laurea che ce l'hanno un po' tutti oggigiorno ma là dentro è sempre stata merce rara.
Ecco il testo di una sua poesia:

MERDA

Merda, nome comune.
Merda, un qualcosa di umano.
Merda, è tutto, è niente.
Merda, questa realtà.

Inizia con uno stimolo improvviso,
Suadente, pungente, sferzante: la fitta,
E culmina in un vibrante sollievo,
Accompagnato dallo scrosciante brusio sciacquonale
E dall'uscita di lui: lo stronzolo,
O di lei: la squacquera.

Merda, un dolce complotto intestino;
M, la potenza: "Mmmhhh!",
E, la temporanea resa: "Ehhh!",
R, la subitanea Riprova,
D, l'incoraggiamento: "Dai!",
A, la sospirata sofferta vittoria: "Ahhh!".

Un'apparenza maschia, coriacea, grintosa,
Una forma lineare e alle volte più sinuosa,
Una massa assai robusta, una massa sagomata,
Un invito a dire: "Bella mi' caata!".

Un'apparenza più molle, flaccida, blanda,
Una minaccia turbolenta per la mutanda,
Un contenuto lacustre, melmoso, poltiglioso,
Un diluvio universale di letame squacqueroso.

Ma merda resta lì e inerme galleggia,
Rinfrancata dal suono di qualche scurreggia,
Merda è lì e giace indifesa
E degli stitici è la gemma incompresa;
Merda è ancora lì e piangendo guarda
La mano assassina che a tirar s'attarda
Il brutale, il crudele, lo spietato sciacquone
Che in un baleno inghiotte l'innocente creazione.

E così, tristemente, tutto a un tratto sparisce
Colei che i nostri giorni, da sempre, scandisce,
Destino malvagio dir vita e già esser morte,
Destino che somiglia un po' all'umana sorte.


Questo per dire che per fortuna quest'anno non è il solito ammasso di decerebrati. Cioè forse sì, tranne Guido che nessuno me lo deve toccare.
(La poesia è stata presa da qui, dove potrete trovare altri lavori dell'artista).




permalink | inviato da il 24/9/2004 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
[eVanti] Rephovinto!!!
23 luglio 2004

Una Grande Caccia al Tesoro massacrante, frenetica, tutta da vivere.

La prova più dura, convincere i bloggers di Splinder a pubblicare un post su commissione… manco sì o no, manco un vaffanculo… vabbè… (erano tutti online quelli che ho contattato). Poi - cos’è il genio? - mi sono ricordato che il buon Tito veniva da lì. Mi sono ricordato che lo trovi sempre online. Mi sono ricordato che è un bravo ragazzo. Prova superata. Grazie Tito.

Mi è toccato abbandonare la caccia prima dell’ultima prova. Ciò mi ha costretto a dividere il premio con lei. Questo è il prezzo della miseria: per 12 fottutissimi euro rinunciare alla gloria eterna. Almeno in parte. Ma va bene così.

Un grazie speciale va alla mia gemellina adorata, senza la sua collaborazione non ce l’avrei mai fatta. Guarisci presto! *

(Stringendo tra le mani la cintura)
- SBLOGGATAAAAAAAA CE L’HO FATTAAAAAAAAAAAAAA!!!

La prossima caccia iscrivetevi e partecipate numerosi, ne vale la pena! (Per informazioni rivolgetevi al geniale organizzatore).

Saluto mamma mia sorella mio cognato la mia gatta la zia i cugini gli amici di famiglia i vicini di casa la mia vecchia comitiva gli amici sciolti i compagni di classe i professori e la maestra, il pizzaiolo l’edicolante il macellaio il tabaccaio gli amici bloggers i compagni di partito le mie fans e tutti quelli che mi conoscono.




permalink | inviato da il 23/7/2004 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
[eVersi] Io, mammeta e tu – 10 – Ode alle forbicine
16 luglio 2004

1   Ogni qualvolta guarderommi l’ugne

2   Rimembrerò di voi, o forbicine.

3   Voi m’accompagnaste ovugne

4   Sempre accantomi, sempremi vicine.

5   La vostra graziosa impugna rosa

6   E la lamella dall’alma sì gentile

7   Foste per me la cosa più preziosa

8   Foste per me amatissimo monile.

9   Deh! Sorte crudele! L’ultima tratta ci fu ria!

10 Cotanto grande fu la di voi chimera

11 Che scordatommi la gendarmeria

12 Che presiedeva li porti de l’augelli di lamiera.

13 Mosso a pietate lo gendarme maschio

14 Fece cenno col capo a la collega

15 Ma ella disse “Nessun rischio!

16 L’ordine è quello” e non fece una piega.

17 Con disprezzo foste gettate in un bidone

18 Con noncuranza mi disser d’avanzare

19 Ed avanzai, con dentro un gran magone

20 O forbicine, sgorgaronmi lagrime amare.

 

Vv. 1-2 O forbicine, ogni volta che mi guarderò le unghie mi ricorderò di voi. L’autore inizia così questa straziante ode alle sue amate forbicine.

Vv. 3-4 Voi mi accompagnaste ovunque e mi foste sempre accanto, sempre vicine. Da questi versi emerge il tema della nostalgia per un tempo nel quale l’autore e le sue forbicine furono inseparabili.

Vv. 5-8 La vostra graziosa impugnatura rosa e le lame dall’animo così gentile, furono per me la cosa più preziosa, furono per me un gioiello dal grande valore affettivo. Da questa descrizione si intuisce che le forbicine in questione avevano un aspetto piuttosto particolare. Si dovrebbe trattare di un raro modello in plastica rosa e acciaio, con la particolarità di una grande aderenza delle lame tra loro, che consentiva di tagliarsi agevolmente le unghie di ambedue le mani all’autore nonostante il suo mancinismo.

V. 9 Oh, sorte crudele! L’ultimo nostro viaggio ci fu avverso! L’autore si riferisce al viaggio che l’avrebbe riportato dalla Sardegna a Fiumicino, dove a quanto pare era andato ad accompagnare un caro amico di famiglia a portare le ceneri della madre nella tomba di famiglia (quindi c’è il tema della famiglia sottinteso).

Vv. 10-12 Il desiderio di avervi con me era talmente grande che trascurai la polizia che effettuava controlli negli aeroporti. I fatti si svolgono nel 2004, epoca tristemente caratterizzata dal terrorismo. I controlli erano in quel tempo più severi e c’era il divieto di portare nei bagagli a mano qualsiasi oggetto dotato di lama. L’autore non volava da molti anni e la cosa gli era passata di mente. Curiosamente, nel viaggio di andata le forbicine erano sfuggite al controllo, segno evidente che i poliziotti di Fiumicino erano meno zelanti o meno efficienti.

Vv. 13-16 Il poliziotto maschio si mosse a pietà, e fece con la testa un cenno alla collega [come a dire “Le facciamo passare?”], ma lei disse: “Non corriamo rischi inutili e atteniamoci agli ordini” e non si lasciò commuovere. Qui l’autore sembra quasi sostenere che le donne poliziotto sono più stronze.

Vv. 17-20 Vi gettarono in un bidone con disprezzo, con noncuranza mi dissero di avanzare, ed io ubbidii, con dentro un gran magone. O forbicine, [spontanee] mi uscirono lacrime amare. Il dramma si compie in pochi versi sincopati. L’uomo è solo nel suo dolore. Gli altri sono indifferenti, quasi infastiditi. Non c’è tempo per fermarsi a rimpiangere, la società impone di seguire un passo che non sia di intralcio ad un ordine costituito. Forse l’atto d’accusa più alto e struggente mai scritto dall’immortale eCarta.




permalink | inviato da il 16/7/2004 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
[eVersi] Gambe e saluti
20 maggio 2004

Ombra chiassosa di bestemmie di voce cavernosa
era Corvini il mio migliore amico
giocavo a pallone su ruvido asfalto
tornavi da Roma con la gamba nuova
ricordo sì ricordo
eri contento e un po’ stanco
eri eccitato e guardavi con gli occhi velati
un pranzo frugale (era pollo o pizza?)
vado a giocare a pallone
va bene vai a giocare a pallone
io vado a giocare a pallone
vai vai vai vai
corro da Corvini che mi aspetta tra i suoi gatti
e i suoi minuscoli fratelli
ciao papino ciao
il vento sospirava lento e stagnante
vado a giocare a pallone
fresco verde di aiuole
Corvini mi aspetta col suo pallone di gomma dura
Torno presto presto presto presto presto presto presto
vai Chicco
che ci fai qui mamma mentre gioco a pallone?
ciao Chicco ciao papà con la gamba nuova vedrai
come camminerai bene
correrai
Corvini cammina col suo passo svelto si apposta
davanti alla porta poi allunga una chilometrica gamba
com’è leggera la tua gamba nuova pa’
e segna
mamma tu piangi
ciao papino vado a giocare a pallone
signora lo sa che suo figlio è un buon portiere
mamma tu piangi
cammino verso Corvini tra fiori e gelsi e fresco
da dietro il recinto del campo d’asfalto mamma tu piangi
ma Chicco hai studiato?
papà è stato male
ma mamma che dici? Papà aveva la gamba nuova
com’è leggera la tua gamba nuova
era felice
chiusi la porta alle mie spalle scesi le scale di casa
e dritto verso Corvini
ciao papino con la tua gamba nuova
si fatica a stare dietro a Corvini
non fare tardi Chicco Mimmo Daddo Dario
non farò tardi Papino Pippo Papà Paparino
mamma il sole si abbassa corriamo papà papà
stai tranquillo papà ce la farà
Corvini è impietrito altissimo magrissimo gibboso
la porta si chiude
“Ciao papino. Non farò tardi. Non ho compiti per domani. Com’è leggera la tua gamba nuova.”
La porta si chiude e vado lontano Corvini mi aspetta
La porta si chiude
che buon profumo l’aria di maggio!

I versi raccontano del 25 maggio 1992, l’ultima volta che vidi mio padre. Era appena tornato da Roma, dove gli avevano sostituito la protesi provvisoria alla gamba con quella definitiva. Il tempo di pranzare al volo, un saluto fugace e distratto ed andai a giocare a pallone con gli amici.
(Scritta il 5/6/’97)




permalink | inviato da il 20/5/2004 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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