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(AGGIORNATO A MARZO 2005, QUANDO ANCORA C'ERANO LE SEGNALAZIONI SUL CANNOCCHIALE E SI POTEVANO MANGIARE ANCHE LE FRAGOLE)



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Per quella strana legge sull'editoria affermo che questo blog lo aggiorno quando cazzo mi pare quindi sono innocente.

Tutto il materiale presente, salvo dove diversamente indicato, è stato prodotto dall'autore stesso.
Non troverete quindi nulla di veramente interessante, ma nemmeno nulla che avete già letto da altre parti. E scusate se è poco. Senza scopo di lucro e con citazione della fonte potete farci quello che meglio vi pare




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STATISTICHE

[eCorti] Il mio primo (forse secondo al massimo) monologo di un monosillabo
30 novembre 2005

Bene, il lavoro riciclato di oggi è: Scrivere un monologo di una cartella a tema "Io sì e tu no". In tre quarti d'ora come al solito. Ovviamente l'ho preso alla lettera e il monologo è recitato proprio da "sì" che si rivolge a "no".
Dio mi perdoni.

Di’ un po’, ma secondo te qualcuno se lo immagina il nomignolo che ci siamo dati? Bello, no? “I crociati”. Profondo, spiritoso. Cioè, crociati nel senso che ci gettiamo a spada tratta in quello in cui crediamo, ma anche crociati nel senso proprio di croce sopra, quando devono scegliere tra me o te.

Me o te. Me o te. Eh. Sempre contro ci vogliono. Chi risulta più simpatico? Ispiro più simpatia io credo. Poi dipende sempre, però. Basta invertire la domanda alla quale rispondere e odiano me.

Quante vite abbiamo segnato, Gesù Gesù. Eppure non siamo mai stati padroni del nostro destino. Siamo lì, in attesa che qualcuno valuti chi adottare. Adottano me e tu resti fuori. Adottano te e ti prendono e portano via. Non ci incontreremo mai. Come facciamo ad essere contro se non ci siamo mai potuti guardare negli occhi? Avremmo pur avuto le nostre buone ragioni tutt’e due non credi? Ma che te lo chiedo a fare. Tanto tu dici sempre no, per partito preso. Ma io t’ho capito. Non è colpa tua, lo so bene. Ti vogliono così. È il tuo destino. E poi non è detto che non ti voglia bene proprio nessuno. Io un po’ te ne vorrei qualche volta, se solo mi fosse permesso, e in certi casi ti invidio pure. Che ti credi che sia bello non saper dire mai di no? Ho commesso atti criminali di ogni tipo, fatto cose controvoglia, mangiato pietanze disgustose, fatto crescere generazioni obese e viziate, portato false testimonianze nei tribunali di tutto il mondo. Viscido, accondiscendente, subdolo… credimi, amico mio: senza te non valgo niente.

Eppure gli innamorati per sentirmi tante volte darebbero un anno intero della propria vita. Ma che dico un anno. Dieci, venti anni, ma di più… vite intere, e vite delle proprie rispettive madri per sentirmi una sola volta pronunciato dalla bocca giusta. Che poi a maledirla quella bocca e l’istante che mi ha pronunciato si fa sempre in tempo. Ma questo è un altro discorso.

Pensa ai malati invece: loro mi odiano, vivono nel terrore che un medico mi pronunci. Loro è te che vogliono, soltanto te.

E nei test a scuola? Quanti patimenti, quanti batticuore nello scegliere!

Ma perché, nei referendum? io o te? Dipende. Che poi, diciamoci la verità, tante volte non ho capito proprio a cosa rispondevamo. Da un monosillabo non si può pretendere troppo, d’altra parte.

È questo il guaio. Facciamo i crociati ma in realtà non capiamo niente, siamo macchine belliche affilate per fare guerre che non capiamo o responsi di destini che non ci riguardano. Se solo potessimo toccarci sono sicuro acquisiremo nuova forza, nuova autorevolezza. Noi consapevoli, noi completi, noi sensati. Pensa che bello! E poi è il trend giusto oggigiorno, unire le proprie forze in fusioni societarie. Stavolta il referendum ce lo facciamo noi, stavolta decidiamo personalmente e gli altri se ne vadano tutti al diavolo! Unendo le nostre forze conquisteremo l’universo! I Crociati partono per la loro crociata, finalmente!

Aspetta aspetta, senti come ti suona:

Volete voi SI’ e NO fondervi in una nuova ed eterna alleanza da chiamare provvisoriamente NI’?

Io dico proprio di sì!

E tu? Tu amico mio, che ne dici?

Ecco, come ti sbagli.

Vabbè, grazie tante per l’entusiasmo eh.

Scemo io che ancora provo a ragionare con te.

“I Crociati”. Ma vaffanculo va’.




permalink | inviato da il 30/11/2005 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
[eCorti] Il mio primo (forse secondo al massimo) racconto bellico
28 novembre 2005

Continua il grande lavoro di riciclaggio degli esercizi svolti a scuola tanto per scrivere qualcosa così gli accessi aumentano.
Su incipit scritto da compagna, comporre testo di 1 cartella, una cartella e mezza, ambientato in città sconosciuta, senza dialoghi, tra due persone che non si vedevano da molto tempo. Durata compito: 45 min.


Si riteneva fortunato, lui.

Nella sfortuna, nel macello totale che era la sua vita in quel momento, lui si considerava fortunato.

Sapeva di esserlo.

Se lo ripeteva.

Di essere fortunato.

Sarebbe potuto andare tutto molto peggio.

Avrebbe potuto ritrovarsi come quel suo amico.

E invece no.

Lui era più fortunato.

Nella sfortuna.

Che fortuna!

Era un po’ intorpidito dal viaggio.

Quanto era durato?

Boh.

Tanto.

Forse un giorno forse un anno.

Giorno e notte annullati dal bianco dei neon degli aeroporti.

Che ore erano adesso?

Boh.

Qualche ora di fuso. Glielo avevano detto quanto ma ora proprio non gli veniva in mente l’associazione mentale che aveva usato per ricordarsi il numero.

Ci sono sfortune peggiori che non ricordarsi un numero, pensava.

Restava a fissarlo in viso.

Non una ruga si era formata sul suo volto, escludendo il contorno occhi con i suoi impercettibili solchi di formiche aratrici. Sfortuna o fortuna?

Non era facile valutare. Non è mai facile valutare. Quando il suo amico decise di partire al posto suo ad esempio credeva di aver valutato bene. Al ritorno avrebbe comprato l’auto nuova – qual era la Mercedes che voleva? – e fatto un regalo alla ragazza – qual era il nome della tipa della foto gualcita tra banconote di piccolo taglio?

Si guardò il dorso della mano, le ormai impercettibili cicatrici dei cunicoli.

Si sarebbe strappato via l’anima poche settimane prima.

Aveva maledetto la sua sfortuna.

Acaro della scabbia.

Quarantena.

Contava così tanto di partire. Se salti una missione capace che ti taglieranno fuori dal programma.

Quell’amico – Mercedes nuova regalo a ragazza – così gentile da partire al posto suo. Ne aveva già parlato al colonnello. Tutto a posto.

Che caro.

Che non doveva preoccuparsi che a lui veniva pure più comodo e si evitava il periodo più caldo.

Due settimane in quarantena a maledire la sua sfortuna e strapparsi la pelle, poi altri due mesi e mezzo a maledire la sfortuna nel suo ufficio in caserma e fare il conto alla rovescia sotto il sole rovente.

Bagagli pronti.

L’amico torna che fortuna.

Lui si creperà di caldo novanta giorni in quel buco di culo di macerie e volti scuri che sfortuna.

Sperò in quel preciso momento di incrociare l’amico prima che partisse per scambiarsi dritte e darsi una pacca sulla schiena.

Niente dritte.

Niente pacche.

Incrociare si sono incrociati però.

Una voce autorevole lo chiama via: il pullman sta partendo. I tacchi degli anfibi rimbombano cupi nell’hangar. L’amico resta lì immobile col sorriso disteso gli occhi chiusi la divisa da parata e due soldati silenziosi madidi di sudore impettiti che gli tirano su la bandiera fino a farne sparire il volto senza rughe eccezion fatta per il contorno occhi. Tra poche ore almeno tornerà a casa, l’amico. L’amico e quell’altro baldo gruppetto che gli faceva placida distesa compagnia. Lui no, lui due mesi al caldo. Ma ci sono sfortune peggiori.

L’uomo ha bisogno di riposare e l’alito pesante. Saranno tre mesi tranquilli pensa, se la statistica non è un’opinione.




permalink | inviato da il 28/11/2005 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
[eCorti] Il mio primo (forse secondo al massimo) racconto storico
23 novembre 2005
Prime ore della notte. L'uomo è sul pontile. Sembra incazzato di brutto e preoccupato al contempo.
- Ma insomma, Joao, hai controllato proprio dappertutto?
- Dappertutto Comandante, proprio non c'è da nessuna parte.
- Maledizione. Va' a vedere un'ultima volta nella mia cabina.
Dopo aver impartito l'ordine l'uomo prende come tutte le sere l'astrolabio e comincia ad allinearlo alle stelle alla ricerca di chissà cosa. I gesti sono automatici, compiuti senza attenzione. Il suo pensiero è rivolto all'attesa del ritorno del mozzo.
Quando Joao risale l'uomo è passato al timone, col volto scuro.
- Allora?
- Mi dispiace Comandante, niente.
Joao timoroso e mortificato si allontana. E' ormai sparito dietro l'albero maestro quando Cristoforo, dopo essersi assicurato che nessuno lo possa vedere, si porta le mani al volto e si abbandona ad un pianto disperato.
Tra lui e le Indie un intervallo spaziotemporale indefinito. Palos è invece ad appena tre giorni di navigazione. E' rimasto lì, in qualche lurida bettola, o in un angolo di marciapiede, o nel castello del signore, o ai piedi del confessionale della cappella a due passi dallo spaccio dei pescatori, o chissà dove, Popi, il suo amato orsacchiotto. 6 agosto 1492. Sarà una lunga, triste, difficile estate, pensa Cristoforo, e un gabbiano gli balla beffardo qualche metro sopra la testa.



permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 9:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
[eCorti] Strinchetti è nostro
30 giugno 2005

 “Uè Giacomo, hai sentito? Paolo Strinchetti è nostro! Sì sì, gli hanno fatto il contratto per un anno con l'opzione per il secondo! Eh, pare impossibile pure a me, ma è ufficiale. Sì certo stasera andiamo a festeggiare. Questo non lo so, domani sentiamo. Ciao bello, e sempre forza magica Edilmarmi&cotto!”
Oh, ciao, scusate, ero al telefono con un amico, sapete com'è. Stavamo parlando del mercato estivo. Siamo ultras della Edilmarmi&cotto. Come? Ma no, quale basket! Che c'entra il volley. La Edilmarmi&cotto è la Edilmarmi&cotto. Come non la conoscete? E' la quinta fabbrica italiana produttrice di piastrelle per la casa. La terza nel settore dei mosaici.
Eravamo preoccupati perché il Presidente non aveva rinnovato il contratto a Jobisich e D'Alessi. Capisco D'Alessi che ultimamente era un po' svogliato nella laccatura, ma Jobisich era il motore intorno al quale giravano le maiolicate. Però pare, anzi è certo, che ha comprato Strinchetti. Quello è stato caporeparto alla Idealstandard, mica cazzi. Quest'anno siamo molto più competitivi.
Ma no che non lavoro alla Edilmarmi&cotto, non scherziamo. Sono un tifoso, ve l'ho detto. È una passione. Seguiamo la Edilmarmi&cotto in tutte le competizioni: Fiera del Cotto di Brescello, Expo Casa di Perugia, Fiera Marmo e Macchine di Carrara... tutte.
Tra una gara e l'altra andiamo in fabbrica ad incitare, controllare che la squadra si impegni, fare foto ricordo e chiedere autografi. Vedete? Questi siamo io con Fanelli, l'imballatore tre dall'86 al 94. Eh, bei tempi quelli. Il miglior organico di sempre. Poi quello scandalo degli appalti truccati, la cassa integrazione, la bancarotta... Ma siamo risorti. Eravamo scettici, ma il nuovo presidente c'ha le palle.
A giorni dovrebbe arrivare l'offerta di Sky. Con i soldi che ci danno forse, chissà, potremmo anche prendere Antony Smith, il progettista di mattonelle più quotato al mondo. E allora, cari miei, non ce ne sarà per nessuno. Scusate, telefono.
“Stefano? Sì, Strinchetti! Eh, un anno con l'opzione per il secondo. Sì sì è sicuro! Ma a te chi l'ha detto? Come Giacomo, gliel'ho detto io a Giacomo! Vabbè comunque fidati, lo so per certo. Sì sì, contestazione annullata, certo! Uno che ti compra Strinchetti con che faccia lo contesti? Quest'anno vinciamo tutto a Stè!”

Guarda come impastano!
I nostri cuori riempiono!
Guarda come intagliano!
Le mie mani tremano!
Sono loro che ci fanno emozionare
Sempre primi alle fiere arrivare
Guarda mamma sono veramente cotto!
Sto in trasferta con la Edilmarmi&cotto!
Un'altra piastrella fa' per noi
Edilmarmi&cotto siamo noi
Piastrellateci d'amore
Edilmarmi&cotto dentro al cuore!
Eroici!
grandi eroi mitici!
Invincibili!
Piastrellisti abili!
Guarda mamma sono veramente cotto!
Sto in trasferta con la Edilmarmi&cotto!
Un'altra piastrella fa' per noi
Edilmarmi&cotto siamo noi
Piastrellateci d'amore
Edilmarmi&cotto dentro al cuore!




permalink | inviato da il 30/6/2005 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
[eCorti] Mastro Antonio
17 giugno 2005

Forse erano qui forse no. Cosa conta. Congetture congetture. Non si può mai avere una certezza in questa cazzo di casa. Suono il mandolino, due tiri col frisbee, spacco tutto. Dove cazzo li hai messi. Spazialità decrescente. Non mi ero mai sentito così piccolo e costretto. In fasce praticamente in fasce. Ero stato più alto, un tempo. Altissimo a tratti eterno. Perlomeno pervaso da quella gutturalità che ad ogni suono emesso sembri dirti eterno. Almeno ora non fa tutto paura come quando ero eterno. Però la materia la conoscevo. La forza dello sciacquone necessaria a mandare in fogna una cagata è inversamente proporzionale alle dimensioni della cagata stessa fintanto che il diametro della cagata è uguale o minore al diametro della tubatura e la sua consistenza è sufficientemente duttile. Benedetto Antonio, tu sì che ti eri preso cura di me. M'hai preso dalla strada, insegnato il mestiere, la zuppa calda la sera, il pollo la domenica. Quasi li ho dimenticati papà cinghia mamma greve. Antonio, mastro Antonio mio, era mia premura accudirti in vecchiaia e non farti mancare mai niente. Te l'avevo promesso. Quando l'entità del danno rilevata è troppo modesta è nostro dovere amplificarla agli occhi del cliente. Non per truffarlo, viceversa per una questione di delicatezza. Non lo faresti forse sentire un cretino ad aver chiamato un idraulico per un quarto di giro di pappagallo? Antonio ero così fiero. Rispettato. Alto. Eterno. È l'apprendista di Antonio, è in gamba, è il migliore. Credi forse che non ti sono grato se ora la gente dice questo di me? Credi forse che ti avrei seguito passo passo per 15 anni se avessi saputo che ti avrei ammazzato così, senza un motivo preciso, dopo tutto quello che hai fatto per me? Dio sa se ti reputavo una persona buona. È che vedi, mastro Antonio, a me sturare cessi ha sempre fatto schifo. Ma ora mi sento piccolo e solo e perso e i tuoi maledetti risparmi di una vita – Le banche? Un covo di ladri per carità i risparmi so io dove tenerli al sicuro – dove cazzo li hai messi proprio non lo so.
Ricordati sempre, in un rubinetto che perde la prima cosa che devi controllare è la guarnizione conica del premistoppa.
Come fai ad ispezionare il sifone di una vasca da bagno? Non c'è modo figliolo, non c'è modo.
Quando ti apre in accappatoio, in mutande, pure nuda, fa' finta di niente. Deve essere sempre lei a fare la prima mossa, altrimenti rischi guai seri, come è capitato a me con quella troia della Giacinti. E mi raccomando, se proprio ci devi andare a letto fatti pagare prima, sennò ti sentirai in dovere di farle lo sconto.
Lo sturalavandini è il prolungamento naturale del tuo braccio. Mulinandolo col tempo imparerai a trasformare il cigolio in una leggera melodia. È Santa Maria Maddalena che ti saluta. Sissignore, Santa Maria Maddalena è la nostra protettrice. Non è neanche l'unica cosa che abbiamo in comune con le puttane.
Non così, che cazzo fai? Sostituzione, assemblaggio e messa in funzione di un'autoclave lo devi fare in due giorni, coglione. Se continui di questo passo in due ore hai finito.




permalink | inviato da il 17/6/2005 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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