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GEMELLAGGIO
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(AGGIORNATO A MARZO 2005, QUANDO ANCORA C'ERANO LE SEGNALAZIONI SUL CANNOCCHIALE E SI POTEVANO MANGIARE ANCHE LE FRAGOLE)



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DISCLAIMER
Per quella strana legge sull'editoria affermo che questo blog lo aggiorno quando cazzo mi pare quindi sono innocente.

Tutto il materiale presente, salvo dove diversamente indicato, è stato prodotto dall'autore stesso.
Non troverete quindi nulla di veramente interessante, ma nemmeno nulla che avete già letto da altre parti. E scusate se è poco. Senza scopo di lucro e con citazione della fonte potete farci quello che meglio vi pare




AWARDS




STATISTICHE

[eSsemmesse] Regionali 2010
30 marzo 2010

Niente panico: se ci riesce la riforma monetaria che fa passare dall'euro al tarallo possiamo parlare di successo.

vita familiare
[ePisodi] La festa del papà
19 marzo 2010
Siccome San Giuseppe è la festa del papà e la festa degli artigiani, e mio padre per diversi anni è stato artigiano, il mio pensiero va a lui, alle pezzuole imbevute d'acquaragia, ai fogli di carta vetrata, il seghetto a mano, le lastre di vetro, la punta di diamante, la polvere di legno a terra, l'alcool etilico, le MS morbide, il trapano, i pennelli, i fogli d'oro, l'inventario, la vetrinetta liberty, i conti sull'agenda, i funzionari dell'enel che chiamavano "Blasetti!" per staccarci la luce e restavamo tutti muti ad aspettare andassero via, le automobili sempre rottami comprati da Franco Bellisai (o Bellisario), zio Marcello con la sua bottega dietro Campo dei Fiori, Titina e i suoi mille gatti rognosi feriti isterici pulciosi, Mario Paniconi e la moglie che si annoiava e si è aperta una frutteria a fianco alla sua bottega, le cornici di Costantino, la bottega di Via Panisperna, l'alto antiquariato di Franco, tutti morti tutti chiusi, le domeniche a Porta Portese, Riccardo il robivecchi sulla Tiburtina, "E per fortuna che c'è Riccardo!" cantavamo andando da lui.
In negozio tenevo la mia bici da passeggio pieghevole Graziella, presa da Riccardo, e facevo per ore lo stesso percorso di poche decine di metri: il marciapiede dal negozio alla casa della signora Elvira, dal quale mi immettevo in via Baldassarre Odescalchi, in dolce salita, che terminava in un recinto con siepi polverose, con dietro la ferrovia, e là giravo e tornavo indietro, lasciandomi portare. Senza mani. Decine di volte. Anche a occhi chiusi. Fino a quando non cadevo, mi sbucciavo un ginocchio o i palmi delle mani, venivo nel retrobottega dove restauravi, soppesavi le ferite come se fossero state rubini, dal bagnetto prendevi alcool e cerotti e mi medicavi, soffiandoci sopra.
Restaurare è far restare le cose a cui più si tiene integre nel tempo, nella speranza di fermarlo, rallentarlo, addolcirlo. Ogni restauro è un trucco per sciocchi, ma cosa ci resta più di un po' di sciocca meraviglia di fronte a un trucco? Ora che le crepe hanno incrinato ogni dove, vorrei diventare piccolo e accartocciarmi al tuo fianco sul lettone, un mercoledì sera di Coppa Italia, con in mezzo a noi la radio nera che ce la racconta. Vorrei e lo faccio. Tutto è già come allora, come sempre sarà.



permalink | inviato da eCarta il 19/3/2010 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
DIARI
[ePisodi] Diario da pendolare
18 marzo 2010
Il treno fa 45 minuti di ritardo e arrivo alle 21.45.
Alle 21.45 non ho la forza di cucinare, dopo una giornata di lavoro, per cui decido di prendere un po' di pizza al taglio.
La pizzeria sta per chiudere per cui alla pizza che ho preso io il pizzaiolo mi aggiunge omaggio un altro pezzo di margherita, un altro pezzo di bianca e un arancino.
Scorato e nervoso, mangio avidamente tutto in 5 minuti e poi vado a letto.

Il treno che arriva in ritardo fa ingrassare.



permalink | inviato da eCarta il 18/3/2010 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
vita da impiegato
[ePisodi] Le tornelliadi
12 marzo 2010
Tutti i giorni sfido gli altri pendolari a loro insaputa nella tratta che va dal treno della metro alle scale mobili della fermata Policlinico e, al ritorno, dal treno della metro ai tornelli della fermata Termini.
Perché mi si è venuto a creare questo gioco con me stesso non lo so, il problema è che non riesco più a evitare di pensare a questa competizione, mi faccio la cronaca in testa e arrivo perfino ad accennare dei passi di corsa per arrivare primo, o almeno tra i primi tre. Alle volte mi consolo con premi minori per categoria, ad esempio posso arrivare quarto ma comunque essere l'oro tra quelli che hanno preso la scala mobile di destra.
Scelgo con cura la carrozza in cui salire, mi faccio strada con maestria verso l'uscita sul lato corretto, cerco di mantenere la posizione anche nei momenti più difficili.

Certo deve essere molto curioso, per chi mi vede impegnarmi in uno sprint come se stessi per fare una corsa disperata per non perdere un treno o un bus, fare i miei passi di corsa fino al tornello e poi, con uno strano sorriso di rivalsa dipinto, riprendere il passo normale, mentre mentalmente passo a intervistarmi nella conferenza stampa con la medaglia al collo.
Non so se qualcuno si è mai accorto di questa sfida. Da certi scambi di occhiate con altri pendolari, però, più di una volta mi sono convinto che le tornelliadi non sono l'unico a farle.

E se tu che hai letto fai la mia stessa tratta ai miei stessi orari, sappi che questo post vale come sfida.



permalink | inviato da eCarta il 12/3/2010 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
[ePisodi] Vita da pendolare - la beffa
9 marzo 2010
Da pendolare esasperato e succube, mai avrei pensato di leggere parole così stupide:

«Per i pendolari le proteste ci saranno sempre, perché nei giorni feriali e nelle due ore di punta l'affollamento è tale per cui avere posti e treni per tutti è difficile. È un problema non solo italiano, ma mondiale»
«È difficile pensare di avere una flotta adeguata solo per quelle due ore di punta, per il resto del giorno sarebbe sovradimensionata».

Sì. Proprio così.
Gli sono uscite proprio queste geniali parole a Mauro Moretti, l'AD delle FS.

Come se un ristorante avesse solo 3 tavolini perché tanto a parte a pranzo e cena è sempre vuoto.

Come se l'Olimpico avesse 50 posti a sedere perché tanto a parte un paio d'ore la settimana non ci va mai nessuno.

Come se Mauro Moretti rinunciasse a pensare, tanto di solito dice cazzate.

Ma forse questo è già avvenuto.

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